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SONO USCITO PER FARE DEL BENE

   Carissimi fratelli e sorelle,
per qualche domenica prima dell’inizio della quaresima leggiamo con continuità il Vangelo di Marco. Lo abbiamo già fatto tante altre volte per cui almeno a grandi  linee ne conosciamo il progetto narrativo, cioè i contenuti che questo scrittore vuole comunicarci e il suo stile, le caratteristiche della sua lettura di fede e il suo mondo culturale… la proposta del cammino da percorrere per essere coinvolti dal Vangelo e non rimanere solo dei lettori ma diventare discepoli del Signore Gesù. Queste cose vanno tenute sempre presenti se vogliamo che il testo ci parli ancora e possa essere connesso con la realtà così diversa da allora in cui viviamo e con le nuove prospettive e i nuovi scenari che ci si aprono davanti.  
   Quello che Marco vuole farci scoprire passo dopo passo è che Gesù è il Cristo, non nel senso del messia atteso per fare risorgere un regno ebraico, ma di inauguratore del vero Regno di Dio, è il Figlio dell’uomo venuto per servire a dare la propria vita in riscatto dei peccati, è il Figlio di Dio che ha con Lui una relazione unica della quale vuole far partecipi tutti gli uomini. La sua attività principale è quella di evangelizzare (il racconto della sua azione evangelizzatrice verrà appunto chiamato “vangelo”), cioè non solo predicare una dottrina o insegnare dei precetti morali, ma rendere presente e operante la parola autorevole ed efficace del Padre. Chi vuole dargli fiducia deve dapprima conoscerne la vera identità, indicata man mano dalle sue parole e dalle sue opere e poi camminare dietro a lui assimilandone lo stile di vita, divenendo cioè discepolo e quindi evangelizzatore a propria volta.   
   Ascoltando allora, passo dopo passo, domenica dopo domenica, il Vangelo di Marco prenderemo dimestichezza con il modo particolare con cui egli vuole portarci alla conoscenza sempre più profonda di Gesù: non con il resoconto dettagliato della sua vita o dei suoi insegnamenti, ma piuttosto offrendoci degli “indizi”, suscitando degli “interrogativi”, dal segno nella sinagoga di Cafarnao, nella prima giornata di “azione”,  al terrore delle donne davanti alla tomba vuota… Chi è questa persona? Come mai ha una parola così autorevole? Come è possibile che si verifichino certe cose? Come mai muore così? Perché la tomba è vuota? Non esistono risposte logiche ed esaustive, dimostrazioni evidenti, sta alla fede, alla ricerca  personale, ad una lettura capace di tenere insieme il reale con dimensioni più profonde, trovare il modo di orientarsi, perché dal modo di “capire” Gesù dipenderà poi l’impostazione di tutta la propria vita.    
   Proviamo, dunque, a lasciarci guidare da Marco in questo percorso già da queste prime domeniche, terza, quarta e quinta, in cui leggiamo il racconto della prima giornata di “azione evangelizzatrice di Gesù” sulle rive del lago e nel villaggio di Cafarnao… una giornata completa, ricostruita magari su quanto vissuto quotidianamente in un lasso di tempo ben più ampio, che si apre con la chiamata dei primi discepoli, poi la preghiera in sinagoga, il pranzo in casa di Pietro, la cura dei malati dopo il tramonto, il riposo notturno e la preghiera all’alba, la partenza per l’evangelizzazione di altri villaggi… Tenendo presente che un conto è la riflessione domenicale, l’omelia, e un altro è lo studio e l’approfondimento completo di un testo, cerchiamo per il momento di soffermarci su qualche elemento su cui fondare il nostro cammino settimanale.
   Da notare, innanzitutto, come Marco avvia il racconto: l’azione evangelizzatrice di Gesù inizia in giorno di sabato, il giorno in cui Dio dovrebbe riposare e l’uomo con Lui, nella sinagoga, il luogo della proclamazione della Parola e dell’espressione comunitaria dell’adesione di fede… qui la parola di Gesù viene riconosciuta come autorevole e lascia addirittura sbalorditi il suo potere sugli “spiriti immondi” (secondo l’immaginifico linguaggio orientale)… più avanti impareremo a capire dove sta la novità del maestro nazareno: per lui l’amore per l’uomo è superiore al precetto del riposo sabatico e le parole di Dio non possono essere ridotte a prescrizioni legalistiche che se garantiscono la correttezza formale tuttavia non possono sostituirsi all’unica forma autentica di fede che è l’aprirsi totalmente all’azione dello Spirito. L’azione di Gesù inizia, dunque, laddove maggiore è la necessità di cambiamento e, cioè, il cuore stesso di una religiosità che svuota l’agire di Dio della sua forza innovatrice e imprigiona l’uomo all’interno di un sistema in cui l’obbedienza alle regole e ai detentori del potere sacro prende il sopravvento su un processo di liberazione e di promozione integrale della persona.
   In giorno di sabato Gesù fa cose che non andrebbero fatte: guarisce e libera dai demoni, due azioni probabilmente simili tra loro se non identiche, ma mentre la prima esprime una pienezza di umanità nel  prendersi cura dell’altro, la seconda esprime un azione propria di Dio: liberare l’uomo dai propri malesseri interiori e dalle proprie schiavitù. La suocera di Pietro che giace per la febbre, allo stesso modo in cui un morto giace nella tomba, viene presa per mano e rialzata da Gesù, allo stesso modo in cui si ridà vita a un morto, e la febbre se ne andò, allo stesso modo in cui davanti a lui si faranno indietro il tentatore e la stessa morte… La sera, dopo il tramonto (in quella lunga notte di dolore come dice Giobbe) ancora malati e indemoniati e ancora guarigione e liberazione: c’è aria di risurrezione, di vita nuova, di qualcosa di appena iniziato che non va gridato ai quattro venti, ma che bisogna lasciar agire lentamente e progressivamente, si è davvero solo ciò che si diventa ogni giorno di più, e solo quando una cosa arriva al suo compimento allora puoi apprezzare la grandezza anche di un umile inizio.
   E ancora, una delle rare “foto” di Gesù: all’alba, da solo, in un luogo deserto, su una collinetta o in riva al lago, in preghiera… c’è da commentare o da contemplare?… verrebbe da chiedere: conosci l’esperienza di un’alba di preghiera che rende luminoso e pieno di colori il nuovo giorno?       
   “Tutti ti cercano”, dicono a Gesù gli Apostoli non appena lo rintracciano… “Andiamo altrove… a predicare anche là… per questo sono uscito” la sua risposta, quasi a dire: non sono venuto per essere cercato, per essere ammirato, per avere uno stuolo di followers e ricevere una marea di like, come gli strafighi di oggi, ma per cercare, per incontrare, per coinvolgere, per fare del bene e poi  insieme andare ancora altrove, laddove ci sarà bisogno di noi. Un programma di missione a cui ai nostri giorni Papa Francesco cerca di renderci sempre più attenti e disponibili: non rimanere rintanati nelle nostre comunità, che possono trasformarsi in sinagoghe abitate dai demoni del narcisismo e dell’autocompiacimento, dell’accomodamento sulla poltrona del proprio prestigio e del proprio ruolo, della difesa delle proprie posizioni e della chiusura al nuovo o alle necessità degli altri… Andare altrove, non dove spingono le mode del momento o per la soddisfazione di un capriccio, ma la dove lo Spirito vuole condurci, pronti a uscire da noi stessi e pienamente disponibili secondo le nostre potenzialità a offrire quello che può essere di utilità al bene di tutti.
   Se la vita è un soffio, come dice Giobbe e come potremmo concludere anche noi per la consapevolezza della nostra precarietà, forte come non mai in questo tempo di pandemia, è anche vero che se ci chiudessimo in noi stessi senza aprirci al soffio dello Spirito essa si trasformerebbe in un vero e proprio guaio, quello, come dice Paolo, di non essere partecipi del Vangelo, cioè di quella gioia immensa che riempie il cuore quando ci si spende per il bene degli altri.
   Buona settimana a tutti, fra’ Mario.    
   
   

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