Menu Principale

  • Home
  • Info
  • La Parrocchia
  • La Chiesa
  • Chi siamo?
  • Contattaci
  • Notizie
  • Il Santo

Spiritualità

  • Liturgia domenicale
  • Verso i Sacramenti
  • Saluto del Parroco
  • Testimoni nostro tempo
  • Spirtualità Francescana
  • Conoscere la liturgia
  • Calendario liturgico

Informazioni

  • Privacy
  • Lascia un Messaggio
  • Giornalino
  • Immagini
  • mappa del sito
  • firma

Rubriche

  • Collegamenti web
  • Utilizzo del sito (le faq)
  • Iscriviti alla newsletter

Login Utenti Sito



  • Password dimenticata?
  • Nome utente dimenticato?
  • Registrati

Other Menu

  • Amministratore

Designed by:
Joomla Templates
XVIII domenica

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno C

LETTURE: Qo 1, 2; 2, 21-23; Sal 94; Col 3,1-5. 9-11; Lc 12,13-21




LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura  Qo 1,2; 2,21-23
Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?

Dal libro del Qoèlet

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 89
Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

Seconda Lettura  Col 3,1-5. 9-11
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Canto al Vangelo   Mc 1,15
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli..
Alleluia.

Vangelo  Lc 12,13-21
Quello che hai preparato, di chi sarà?

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».  







Una pagina tipicamente sapienziale.
Noi ci troviamo continuamente alle prese con i problemi più svariati, e tra questi ci sono anche quelli che riguardano il nostro rapporto con le persone, gli affari, il lavoro. Siamo quasi sempre bistrattati da i tanti assilli e spesso ci dimentichiamo di ricercare il senso di ciò che ci capita e di come dovremmo reagire alle sollecitazioni che ci vengono dall’esterno. Il rapporto con il danaro è uno dei nodi più difficili da sciogliere, perché contiene una gran quantità di insidie e ci si lascia facilmente irretire in operazioni che alla fine ci rendono schiavi.
Gesù non è stato mai indulgente con la ricchezza: ha messo sempre in guardia di fronte al suo potere di seduzione. D’altra parte non poteva essere diversamente, perché lui stesso, da ricco che era si è fatto povero per liberarci dai poteri iniqui.
Oggi, provvidenzialmente tutte e tre le letture convergono in una visione del mondo e dei beni di questo mondo che va oltre la storia presente.

VANITA’ DELLE VANITA’

Vanità è il motivo guida che orienta tutta la riflessione del Qoelet. Il termine italiano non traduce esattamente quello ebraico. Per noi dire che una cosa è vana significa che non ha nessun senso e nessuno scopo; può essere bandita dall’esistenza come inutile; è un perditempo. L’autore invece vuol dire che le cose di questo mondo – egli passa in rassegna tutti gli aspetti della vita, cominciando dalla vita stessa, anche i più validi, quelli che noi chiamiamo valori – non possono assurgere ad assoluto, perché sono passeggeri; alla fine ci abbandonano e da qui nasce una domanda fondamentale, alla quale Qoelet non risponde: qual è il vero scopo della vita stessa? Egli tiene conto che ci sono delle regole, c’è una convivenza, c’è un rapporto con Dio che non può essere misconosciuto, ma perché il nascere e il morire, se poi di tutto ciò che abbiamo costruito non rimane nulla?
Il brano che leggiamo oggi si concentra proprio sul fatto che la fatica dell’uomo per non gli giova, perché dovrà lasciare tutto e spesso a chi non lo merita, perché non vi ha faticato per nulla. C’è quindi una contraddizione insanabile tra l’impegno che non viene rimunerato e il benessere di chi vive alle spalle degli altri. Inoltre si parla di fatica, affanno, preoccupazioni: per che cosa?
Mentre Qoelet osserva con occhi distaccati le varie situazioni contraddittorie dell’esistenza umana, Gesù darà un orientamento, getta una luce nuova su queste realtà.

ARRICCHIRSI PRESSO DIO

Litigi familiari provocati dal possesso di beni non è questione di oggi. Tutte le legislazioni, anche le più antiche, si sono sempre preoccupate di regolare giuridicamente queste questioni per non far prevalere la legge della giungla, sapendo che questo è un punto caldo nei rapporti parentali.
Tra gli Ebrei, quando qualche questione era discutibile, non chiara, non direttamente riconducibile alla legislazione scritta, ci si rivolgeva al giudice o a un maestro autorevole, un rabbi, perché dirimesse la questione.
Così si comporta questo anonimo di cui parla il vangelo. Approfitta per chiamare in causa Gesù, riconoscendogli l’autorità di intervenire. Gesù non vuole entrare in merito a queste questioni, ma dà un insegnamento, indipendentemente dal giudizio sulle vere intenzioni del suo interlocutore. E’ un insegnamento universale, di cui tutti devono tener conto.
Mette subito in guardia: fate attenzione. Qual è il pericolo? La cupidigia. Su questa parola potremmo fare una lunga meditazione. Essa non riguarda semplicemente i beni materiali, il nostro rapporto con il denaro, ma una disposizione dell’animo che corrompe ogni buona intenzione. E’ una concentrazione di tutta l’attenzione sul possesso, quindi sul proprio io, che diventa il centro di convergenza di ogni tipo di relazione. Per questo S. Paolo dirà: "La cupidigia è la radice di tutti i mali" (1Tim. 6, 10). Il Papa ha addirittura allargato l’orizzonte, dicendo che la crisi economica attuale nel mondo è il frutto della cupidigia.
Gesù infatti spiega subito che è una questione di possesso. E’ l’altro polo ingannatore, perché il possesso genera la sensazione della sicurezza. Ma, come dice Gesù, la vita non dipende dal possesso, sia esso di beni materiali che di ogni altro genere di beni, persino spirituali. Sono a confronto due misure incompatibili tra loro: da una parte ciò che è raggiungibile con la nostra opera e dall’altra ciò che è semplicemente dono, che non è conquistabile, non è dovuto, come la vita.
L’errore più grande è quello di considerare la vita come un bene disponibile, manipolabile. Sappiamo a quante deviazioni conduce questa mentalità. Mettere la vita sullo stesso piano dei beni mondani è una stoltezza.
La parabola dell’uomo ricco, che accumula, neppure ingiustamente, ma per un colpo di fortuna, e pensa di aver raggiunto il culmine della felicità, perché ha a disposizione molti beni, per molti anni, la dice lunga. Quell’ironico e tragico dialogo con la propria anima è segretamente nascosto nel cuore di tanta gente. “Aveva lavorato tanto – sentiamo dire – per andare in pensione e godersi il frutto del proprio lavoro…”. Cosa aveva dimenticato quell’uomo? Che la sua vita non dipendeva da lui e dai suoi beni; aveva dimenticato Colui che gli aveva fatto dono della vita; era caduto nell’idolatria. Il suo orizzonte era soltanto quello terreno.
Gesù non se la prende con i beni in se stessi, ma con l’insidia che contengono. Per questo la preghiera del salmo è appropriata: “insegnaci a contare i nostri giorni”, cioè facci capire la precarietà della vita, ma anche la ricchezza che contiene, che non dipende dai beni che possediamo.

CERCATE LA COSE DI LASSU’

Questa domenica allarga lo scenario Paolo con questo testo che illustra la vita di chi è risorto con Cristo. Approfondisce il discorso di Gesù, mettendo in luce qual è il rapporto con questo mondo di chi è risorto con Cristo. Gesù aveva detto: dov’è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore. Paolo dice: cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Davvero le cose si ribaltano. Allora certi comportamenti, certe tendenze, certi vizi, tutto ciò che oscura questa visione celeste è da bandire inesorabilmente.

Cosa dire del mondo attuale, che ha perso l’orizzonte vero della vera felicità? Quel nuovo codice, quasi genetico, di avere “tutto e subito” è in palese contraddizione con tutto il discorso fatto. La pretesa delle discipline, sia scientifiche che umanistiche, di manipolare tutto come oggetto in proprio possesso è l’idolatria che ha corrotto il mondo intero; le conseguenze le abbiamo tutti sotto gli occhi.
La lezione di oggi dovrebbe indurci come minimo a riflettere, se non ci sentiamo così disposti ancora a cambiare rotta.

 

Ultime pagine inserite

  • XXIII domenica
  • XXI domenica
  • XIX domenica
  • XVIII domenica
  • XIII domenica

I piu' letti

  • Ministri Dell'Eucarestia
  • Oggetti Liturgici
  • Tempi liturgici
  • graffiti_1
  • Piccole finestre sulla vita di San Felice da Cantalice

Sondaggi

Nuovo sito parrocchiale
 

Archivio

  • Ottobre, 2008
  • Novembre, 2007
  • Ottobre, 2007
  • Settembre, 2007
  • Agosto, 2007

Statistiche

Utenti : 51
Contenuti : 247
Link web : 48
Tot. visite contenuti : 196793
sanfelice12-13_.jpg

Chi e' online

 5 visitatori online
, Powered by Joomla!; Joomla Experts Joomla Professional Services

valid xhtml valid css